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Nel corso della puntata di Taomattina Live, la trasmissione di Radio Taormina condotta da Carmelo Caspanello è intervenuta Stefania Radici, segretaria confederale della Cgil Messina, per presentare il report “Donne e lavoro a Messina”. Al centro del confronto, un dato che sintetizza una realtà complessa: solo il 35,4% delle donne lavora, contro il 58,3% degli uomini. “Un problema che rischia di restare invisibile se non viene raccontato”, ha sottolineato Radici, spiegando come l’obiettivo del report sia proprio quello di trasformare i numeri in consapevolezza. Il focus evidenzia un mercato del lavoro caratterizzato da precarietà, oltre l’84% delle assunzioni femminili è a termine e la maggior parte riguarda contratti part-time, spesso non scelti.

Un quadro che si accompagna a un significativo divario salariale, che arriva fino al 27% nel settore privato. Radici ha evidenziato come le disuguaglianze non siano solo economiche, ma anche culturali e sociali, legate al peso del lavoro di cura e alla carenza di servizi: “La maternità continua a rappresentare un ostacolo”, ha spiegato, sottolineando come il sistema non sia ancora strutturato per sostenere pienamente le donne. Particolare attenzione è stata dedicata alle giovani, tra le più penalizzate, con tassi elevati di disoccupazione ed inattività. Un fenomeno che si inserisce in un quadro più ampio di spopolamento, negli ultimi dieci anni circa 60mila giovani hanno lasciato la provincia, metà dei quali donne: “Non è solo una questione di diritti, ma di sviluppo”, ha ribadito Radici. Il report, infatti, non si limita alla denuncia, ma propone soluzioni concrete: servizi, lavoro stabile e politiche strutturali. Fondamentale anche il ruolo delle imprese e delle istituzioni, chiamate a costruire un modello più inclusivo. Un intervento che accende i riflettori su una realtà spesso nascosta, rilanciando il tema della parità come leva per il futuro del territorio.

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MESSINA – Due date, due tragedie, un unico filo che lega memoria e responsabilità collettiva. Il 31 marzo diventa, per l’Università degli Studi di Messina, un momento di raccoglimento e riflessione, nel ricordo di Lorena Quaranta e Sara Campanella, vittime di femminicidio a cinque anni di distanza l’una dall’altra. Nel cortile del Rettorato, oggi intitolato proprio alle due giovani, la Rettrice, professoressa Giovanna Spatari, insieme ad una rappresentanza studentesca, ha deposto un cesto di fiori ai piedi della scultura commemorativa. Un gesto sobrio ma carico di significato, che rinnova il legame tra l’Ateneo e le storie spezzate di due studentesse che ne facevano parte, simboli di un dolore che continua ad interrogare la coscienza collettiva.

Lorena Quaranta, originaria di Favara, frequentava la facoltà di Medicina scegliendo di dedicare la propria vita alla cura degli altri, in un momento storico segnato dall’emergenza sanitaria. Il 31 marzo 2020, però, il suo percorso si è interrotto tragicamente, ad un passo dalla laurea, lasciando un vuoto profondo non solo nella sua famiglia, ma nell’intera comunità accademica. Cinque anni dopo, il 31 marzo 2025, un’altra giovane vita si è spezzata, quella di Sara Campanella, studentessa universitaria 22enne che aveva appena concluso una lezione. Davanti a sé aveva un futuro ancora da costruire, sogni da inseguire, pagine tutte da scrivere. Poche ore dopo, il silenzio. Un’esistenza cancellata, un’altra ferita aperta nella stessa comunità. Due vicende diverse, accomunate dalla stessa data e dalla stessa drammatica matrice, la violenza di genere. Un tema che, come sottolineato dall’Ateneo, non può più essere relegato a mera commemorazione, ma deve tradursi in un impegno concreto e quotidiano: “L’Università è, prima di tutto, uno spazio di vita, di futuro, di libertà” si legge nel messaggio diffuso dall’Università di Messina.

Parole che richiamano il ruolo fondamentale delle istituzioni accademiche non solo nella formazione culturale, ma anche nella costruzione di una società più consapevole e rispettosa. Il ricordo di Lorena e Sara, dunque, si trasforma in responsabilità condivisa, promuovere una cultura del rispetto, riconoscere i segnali della violenza, prevenirla e contrastarla in ogni sua forma. Un percorso che coinvolge studenti, docenti, istituzioni e l’intera comunità civile di un’Università degli Studi di Messina non dimentica e nel ricordo rinnova il proprio impegno.

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