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Ascolte le dichiarazioni di Antonella Russo (candidata sindaca), Alessandro Russo (candidata al Consiglio comunale), Calogero Leanza (deputato regionale Pd) e Armando Hyerace (segretario Provinciale Pd)

MESSINA entra nel vivo della campagna elettorale con l’inaugurazione del comitato di Antonella Russo, candidata sindaca del centrosinistra, che in via Ghibellina ha dato il via a una mobilitazione politica che punta su partecipazione, identità e rilancio strategico della città. Una apertura che ha richiamato centinaia di sostenitori e l’intero fronte della coalizione, segnale di una candidatura che prova a costruire consenso attorno a un progetto unitario.

All’appuntamento erano presenti i vertici locali e regionali delle forze che sostengono Russo: dal Partito democratico al Movimento cinque stelle, da Italia viva ad Alleanza verdi e sinistra. Tra gli interventi, quelli del deputato Ars Calogero Leanza, di Giacomo D’Arrigo, Maria Flavia Timbro e del segretario provinciale del Pd Armando Hyerace, insieme ai consiglieri uscenti Alessandro Russo e Felice Calabrò. Presenze anche dal fronte grillino con la senatrice Barbara Floridia e il deputato regionale Antonino De Luca, oltre a Vincenzo La Cava di Controcorrente e ai rappresentanti di Avs Andrea Carbone e Paolo Todaro.

Non è mancata la partecipazione della società civile, delle rappresentanze sindacali e del Comitato no ponte, che ha richiamato l’appuntamento a Torre Faro per la sottoscrizione del patto contro la realizzazione dell’opera. Accanto alla candidata anche i Giovani democratici, a sottolineare uno dei temi centrali della proposta politica.

Una sede come spazio politico aperto alla città
“Non apriamo solo uno spazio fisico – ha dichiarato Antonella Russo – ma una porta simbolica per una città che vuole tornare a respirare, partecipare e costruire il proprio futuro”. Il comitato elettorale viene concepito non come semplice presidio organizzativo, ma come luogo di confronto permanente, in cui raccogliere proposte e istanze dei cittadini, superando una visione della politica percepita come distante e calata dall’alto. L’idea è quella di costruire una campagna fondata sull’ascolto e sulla condivisione, contrapponendosi a modelli amministrativi basati sul conflitto e sulla verticalità delle decisioni. Una linea che Russo rivendica come elemento distintivo: “Per troppo tempo si è scelto lo scontro. Noi scegliamo il confronto, la condivisione, il rispetto”.

Spopolamento, lavoro e sviluppo: le priorità del programma
Nel suo intervento, la candidata ha delineato le direttrici principali del programma, partendo da un dato che fotografa una criticità strutturale: il progressivo spopolamento della città. Secondo il report “Messina in cifre 2025”, la popolazione si attesta attorno ai 210 mila abitanti, con una perdita media di circa mille residenti l’anno, un trend che si trascina da decenni.

“Vogliamo una Messina che non costringa più i giovani ad andare via – ha sottolineato Russo – ma che sappia attrarre competenze, investimenti e opportunità”. Un obiettivo che passa attraverso politiche di sostegno a lavoratori, imprese e professionisti, oltre che dalla ricostruzione di una classe media oggi messa in difficoltà dall’aumento del costo della vita e dalla precarietà diffusa. Sul piano economico e occupazionale, la proposta punta a una maggiore stabilità e a un sistema produttivo più solido, in grado di offrire prospettive durature e non legate a misure temporanee.

La critica al modello Basile e il nodo delle partecipate
Non sono mancate le critiche all’attuale amministrazione guidata da Federico Basile. Russo ha parlato apertamente di un sistema che rischia di mostrare fragilità nei prossimi anni, soprattutto in relazione ai lavoratori delle partecipate.

“Noi diciamo no al clientelarismo, ai lavori precari e alle promesse senza prospettiva – ha affermato – basti pensare a come la città si ritroverà nel 2027, quando i fondi extrabilancio utilizzati per i lavoratori assunti nelle partecipate non saranno sostituiti”.

Una posizione che si inserisce in una più ampia contestazione del modello politico-amministrativo attuale, accusato di privilegiare il consenso immediato rispetto alla pianificazione di lungo periodo.

Turismo, mare e qualità urbana: una visione alternativa di sviluppo
Tra i punti qualificanti del programma emerge con forza il tema della valorizzazione del mare e del territorio come leva strategica per lo sviluppo. “Messina deve diventare una vera città del mare – ha spiegato Russo – con una strategia turistica strutturata e non episodica”.

La critica è rivolta anche alle politiche degli eventi, ritenute insufficienti a generare crescita stabile. L’obiettivo dichiarato è costruire un modello turistico continuo e integrato, capace di produrre ricadute economiche durature. Parallelamente, viene posta attenzione alla mobilità sostenibile e alla vivibilità urbana: una città meno congestionata dal traffico pesante, più attenta all’ambiente e alla qualità della vita dei cittadini. Un’impostazione che si colloca in netta contrapposizione con le scelte attribuite all’attuale amministrazione e al centrodestra.

Una campagna che punta sulla partecipazione
L’inaugurazione del comitato segna, di fatto, l’avvio operativo della campagna elettorale del centrosinistra, che punta su tre assi principali: unità della coalizione, coinvolgimento diretto dei cittadini e costruzione di una visione di lungo periodo.

In chiusura, l’appello di Antonella Russo si rivolge a tutta la città: “Abbiamo bisogno del contributo di tutti. Di chi non ha ancora deciso, di chi vuole conoscere il nostro progetto, di chi crede che Messina meriti di più. Questo comitato è la casa di tutti coloro che vogliono essere protagonisti del cambiamento”. Un messaggio che prova a intercettare non solo l’elettorato tradizionale del centrosinistra, ma anche quella fascia di cittadini ancora indecisi, su cui si giocherà una parte decisiva della competizione elettorale.

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L’epatite A torna a far parlare di sé e lo fa con numeri che, pur non configurando un’emergenza nazionale, indicano un trend in crescita che non può essere ignorato. A fare il punto è stato il dottor Antonio Albanese (direttore Unità operativa semplice dipartimentale Malattie infettive dell’ospedale Papardo di Messina), ospite della trasmissione Tao Mattina Live su Radio Taormina Tv, condotta da Carmelo Caspanello, il quale ha analizzato un fenomeno in evoluzione tra dati epidemiologici, fattori ambientali e comportamenti individuali.

Il quadro più evidente riguarda la Campania, dove dall’inizio dell’anno i casi hanno superato quota cento, concentrati soprattutto tra Napoli e provincia. Un incremento definito significativo rispetto alla media storica, che ha portato a un aumento dei ricoveri, seppur nella maggior parte dei casi non gravi, presso il Cotugno, centro di riferimento per le malattie infettive. Parallelamente, anche in Calabria si registrano segnali da non sottovalutare, in particolare tra le province di Cosenza e Catanzaro, dove diversi pazienti sono stati ricoverati con sintomi riconducibili al virus.

Un aumento diffuso ma non uniforme

Il fenomeno, spiegano gli esperti, non è omogeneo sul territorio nazionale. In Campania si osserva la crescita più marcata, accompagnata da misure preventive più stringenti, tra cui controlli rafforzati e ordinanze che vietano il consumo di frutti di mare crudi nei locali pubblici. In Calabria, invece, l’aumento appare più contenuto ma comunque superiore alla media, con l’attivazione di protocolli sanitari specifici, percorsi dedicati nei pronto soccorso e attività di tracciamento dei contatti.

Segnalazioni, seppur meno rilevanti, arrivano anche da altre regioni italiane, confermando una circolazione del virus che resta sotto controllo ma richiede vigilanza costante. Non si parla di epidemia, ma di un segnale chiaro che impone attenzione.

Il ruolo dei molluschi e delle condizioni ambientali

Alla base della diffusione c’è un meccanismo ben noto. L’epatite A è un’infezione acuta del fegato causata dal virus HAV e si trasmette principalmente per via oro-fecale, attraverso acqua o alimenti contaminati. In questa fase, il denominatore comune dei casi osservati è il consumo di molluschi crudi o poco cotti, in particolare cozze e mitili.

Un elemento che potrebbe aver inciso è quello ambientale. Le forti precipitazioni degli ultimi mesi, infatti, possono aver messo sotto pressione i sistemi fognari, causando una contaminazione temporanea delle acque marine utilizzate per la mitilicoltura. I molluschi, filtrando grandi quantità d’acqua, accumulano eventuali agenti patogeni e possono trasmetterli all’uomo se consumati senza adeguata cottura.

I sintomi più frequenti comprendono febbre, nausea, dolori addominali e ittero. Nella maggior parte dei casi il decorso è benigno, ma può diventare più complesso nei soggetti fragili, negli anziani o in presenza di patologie pregresse.

Sicilia, tra rischio potenziale e prudenza

In Sicilia, al momento, non si registrano focolai significativi come quelli osservati in Campania. Tuttavia, le caratteristiche del territorio – lunga fascia costiera, consumo diffuso di prodotti ittici e, in alcune aree, criticità nella gestione delle acque – rendono il rischio potenziale.

È proprio su questo punto che il dottor Albanese ha invitato alla prudenza, evitando allarmismi ma sottolineando la necessità di mantenere alta l’attenzione. Eventuali contaminazioni della filiera alimentare potrebbero infatti determinare situazioni analoghe, soprattutto in presenza di condizioni ambientali favorevoli alla diffusione del virus.

Prevenzione, il fattore decisivo

La chiave resta la prevenzione, che passa in larga parte dai comportamenti individuali. Evitare il consumo di frutti di mare crudi, lavare accuratamente frutta e verdura, rispettare rigorosi standard igienici nella manipolazione degli alimenti e garantire la tracciabilità dei prodotti ittici sono misure fondamentali.

La vaccinazione rappresenta uno strumento efficace, soprattutto per le categorie a rischio, mentre la conoscenza delle modalità di trasmissione consente di ridurre sensibilmente le possibilità di contagio. In un contesto in cui il virus torna a circolare, anche se senza caratteristiche emergenziali, la responsabilità individuale si conferma determinante.

Le risposte degli esperti

Nel corso dell’intervista, il dottor Antonio Albanese ha affrontato i principali interrogativi legati alla situazione attuale: dalla natura del fenomeno, definito non emergenziale ma comunque significativo, alle cause dell’aumento dei casi, con un focus sul legame sempre più evidente con il consumo di molluschi.

Ampio spazio è stato dedicato anche alle modalità di contagio e all’efficacia dei controlli sulla filiera alimentare, oltre che alle possibili criticità per la Sicilia. Tra i temi centrali, la protezione delle categorie più vulnerabili, l’importanza della vaccinazione e i tempi di incubazione e contagiosità del virus.

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