Negli ultimi anni la sostenibilità ha raggiunto quasi ogni segmento del mercato. Esistono ormai linee a ridotto impatto ambientale praticamente per qualsiasi cosa: beauty, wellness, arredo, design, automotive e moda.

È proprio nella fashion industry che la sostenibilità ha guadagnato e continua a guadagnare sempre più terreno.
Se un tempo fare shopping etico era sinonimo di comprare lo zucchero equo e solidale, oggi i migliori acquisti ecologici si fanno nei negozi di moda, grazie ai brand sostenibili.

Conoscere la provenienza di quello che si indossa è incredibilmente cool. I vestiti bio si stanno affacciando al mercato, sull’onda delle nuove tendenze. Oltre all’assenza di prodotti chimici nell’abito, le fibre utilizzate dovrebbero provenire esclusivamente da animali allevati al pascolo. Tuttavia rimane importante essere in grado di leggere le etichette.
Per questioni puramente commerciali o meravigliosamente etiche i nuovi brand nascono come “marchi di moda sostenibile”. Inoltre anche grandi colossi della moda da qualche tempo ormai si pongono obiettivi sempre più green per riciclare i materiali utilizzati, sviluppare nuove fibre in grado di diminuire l’impatto della filiera produttiva e ridurre lo spreco di acqua e le emissioni di anidride carbonica.

La moda sostenibile ha un costo di produzione più alto rispetto a quella che definiamo “fast fashion”: un modello di produzione senza vincoli ambientali e sociali. Ne consegue che anche il prezzo di listino dei prodotti sia più alto rispetto ai prodotti “low cost” a cui ci hanno abituati negli ultimi anni.

Ad aderire marchi luxury come la pioniera Stella McCartney, ma anche i campioni del low cost come Asos, Zara e H&M, che dedicano intere sezioni delle loro collezioni alla moda ecosostenibile – cioè prodotta con fibre naturali attraverso una filiera protetta, volta a minimizzare gli sprechi, l’inquinamento e lo sfruttamento dei lavoratori.         Be Conscious, Be Cool!