Continua il viaggio alla scoperta dei simboli siciliani che meglio rappresentano la nostra Isola,
impressi nell’immaginario di turisti e visitatori.
Oggi parleremo delle Teste di Moro, in siciliano note anche come “Graste”,
da secoli ornamentano i balconi della nostra splendida e misteriosa isola.

Le Teste di Moro sono un simbolo di artigianato siciliano conosciuto in tutto il mondo,
divenute una vera icona della gelosia femminile e ci ricordano di non tradire mai una donna. Vi raccontiamo la leggenda delle teste di Moro - BB22

Il parere dei più, le annovera come uno dei simboli più belli della nostra terra, sia per i colori vivaci, luminosi e
smaltati che per i lineamenti delicati e dolci che ti trasportano immediatamente nelle viuzze eleganti e scenografiche della bellissima Taormina. O ancora nelle ville lussuose, nei pressi dei lori ingressi maestosi e dei balconi fioriti, ornati con tali vasi in ceramica interamente fatti a mano che sembrano quasi animati.

Da secoli, le Teste di Moro sono uno dei simboli più conosciuti della Sicilia e sono solite raffigurano il volto di un Moro e di una giovane donna di bell’aspetto, protagonisti di un antico amore passionale e distruttivo.

La leggenda

Secondo una antica leggenda, si narra che intorno all’anno 1100, durante il periodo della dominazione dei Mori in Sicilia,
nel quartiere Kalsa di Palermo, viveva “una bellissima fanciulla dalla pelle rosea, paragonabile ai fiori di pesco al culmine della fioritura e un bel paio di occhi che sembravano rispecchiare il bellissimo golfo di Palermo”.

La ragazza era quasi sempre in casa e trascorreva le sue giornate occupandosi delle piante del suo balcone. Dall’alto del sua sua balconata fiorita, venne un giorno notata da un giovane Moro che non appena la vide, subito se ne invaghì e decise di averla a tutti i costi.
Senza indugio si apprestò ad entrare in casa della ragazza e le dichiarò il suo amore.
La fanciulla, colpita da tanto ardore, ricambiò l’amore del giovane.

Il Moro, però nascondeva un segreto molto pesante che ben presto fece svanire la felicità della fanciulla: ben presto l’avrebbe lasciata per ritornare in Oriente, dove l’attendevano moglie e figli.

Scoperto il suo segreto e annientata da tale rivelazione per quell’amore tanto passionale quanto ingannevole, in un momento di rabbia e rancore preparò la sua vendetta.
Fu così che in un loro incontro successivo, dopo che amore e passione erano giunti all’apice, l’uomo cadde in un sonno profondo.
Lì, mise in atto la sua più triste ma necessaria vendetta e senza esitazione uccise il giovane e ne tagliò la testa.
Della testa del Moro ne fece un vaso dove piantò del basilico e lo mise in bella mostra fuori nel balcone.
Il Moro, in questo modo, non potendo più andar via sarebbe rimasto per sempre con lei.
Intanto il basilico crebbe rigoglioso e destò l’invidia di tutti gli abitanti del quartiere che, per non essere da meno, si fecero costruire appositamente dei vasi di terracotta a forma di Testa di Moro.

Cosa è rimasto di quella storia

Sicuramente il fascino noir delle teste di Moro non passa inosservato, artigiani e creativi siciliani si impegnano al massimo nel celebrarne la bellezza.
Oggi ogni Testa di Moro che viene prodotta reca una corona, un elemento sempre presente volto a riproporre la regale pianta che originariamente impreziosiva la testa del giovane Moro protagonista della triste vicenda.
È noto vedere entrambe le teste dei due amanti riproposti come “modello di amore eterno” ma anche come “simpatico” monito verso il proprio coniuge.