A livello psicologico esiste una distinzione tra chi gioca in modo adeguato e coloro che invece manifestano nel gioco perdita del controllo del comportamento volontario, disagio emotivo, compulsione e dipendenza. La patologia in questione è il disturbo da gioco d’azzardo o ludopatia. Una delle differenze principali tra queste due categorie di giocatori risiederebbe nella quantità e nella rilevanza delle distorsioni cognitive innescate nel loro pensiero.

I soggetti per i quali trova applicazione la categoria diagnostica di disturbo da gioco d’azzardo sembrano possedere molte più credenze distorte sul gioco d’azzardo di quante ne abbiano quelli che scommettono occasionalmente. Spesso sopravvalutano le loro possibilità di vincita, confondono il gioco d’azzardo con un gioco di abilità, tendono a credere di avere il controllo sull’andamento delle sorti del gioco e credono di poter acquisire le capacità necessarie a poter vincere la volta successiva. Tutto questo fa sì che si sentano legittimati a continuare a scommettere.

A livello psicologico è importante capire come si sviluppano convinzioni errate, le distorsioni cognitive sia nei giocatori occasionali che in quelli problematici. Sembra che ci siano almeno due meccanismi principali che concorrono a creare tali distorsioni. Da una parte l’essere umano è per sua natura carente nella capacità di elaborare previsioni probabilistiche e nel giudicare gli eventi casuali. Dall’altra parte sono le caratteristiche stesse del gioco d’azzardo che favoriscono, direttamente e indirettamente, il crearsi di queste false convinzioni.

Tutte queste difficoltà che i giocatori incontrano nell’elaborazione degli eventi stocastici, casuali, sono accompagnate da ulteriori criticità, denominate “strutturali”, che risiedono nelle caratteristiche fisiche delle macchine preposte al gioco d’azzardo e che promuovono la creazione e il mantenimento delle distorsioni cognitive.

Gli approcci cognitivo-comportamentali hanno dimostrato di essere utili nell’individuare e nel gestire queste false credenze, riducendo così il desiderio di giocare e prevenendo in parte le ricadute.