La mindfulness è uno stato di coscienza in cui siamo testimoni vigili e presenti dei nostri pensieri, delle nostre emozioni e percezioni, momento per momento. La mindfulness (consapevolezza) è uno stato mentale, una modalità dell’essere, non orientata ad uno scopo. E’ focalizzata al permettere di stare nel presente così com’è e di permettere a noi di essere, semplicemente, in questo presente. È quindi uno stato non concettuale, non verbale-discorsivo.

L’approccio della mindfulness deriva dalla meditazione di consapevolezza e la dottrina e la pratica meditativa buddista costituiscono la tradizione che più di tutte incarna ed esplicita questo tema. La mindfulness apre alla ricchezza del momento presente, alla pienezza dell’esperienza e a degli insight che portano ad una più profonda e intuitiva conoscenza della realtà e del modo di funzionare della mente stessa.

Tuttavia la pienezza dell’esperienza comprende necessariamente anche il suo lato “negativo”: il disagio, la sofferenza, il dolore. Qui entra in gioco uno degli aspetti più interessanti di questo approccio. La mindfulness insegna a non respingere e non negare questa dimensione, ma ad accettarla, accoglierla e farne motivo di crescita.

In questo senso è un lavoro “controcorrente”, perché la tendenza automatica che abbiamo è fare esattamente l’opposto. Questa “mossa” apparentemente incomprensibile troviamo una possibilità di fare spazio, di lasciar essere e quindi di essere meno condizionati, meno oppressi anche dalle condizioni che ci portano disagio. Paradossalmente, facendo questo, ci mettiamo nelle migliori condizioni possibili per trovare, quando ci sono, le vie e i modi più efficaci per gestire o risolvere le cause di sofferenza. A volte anche attingendo a intuizione creative.

La pratica della mindfulness facilita il passaggio da uno stato di disequilibrio e sofferenza ad uno di maggiore percezione soggettiva di benessere, grazie ad una conoscenza e comprensione profonda degli stati e dei processi mentali.