Il pregiudizio sullo status quo è un errore cognitivo che consiste nella preferenza per la situazione attuale rispetto ad altre possibili. La situazione attuale viene presa come punto di riferimento, e qualsiasi mutamento viene considerato una perdita. Il cambiamento, invece, viene considerato un nemico in quanto portatore di incertezza.
A volte è quasi come se preferissimo la certezza della banalità ai pericoli che presuppone l’incertezza. Per questo ci atteniamo alle vecchie abitudini e difendiamo tradizioni che, razionalmente, sono inesplicabili. Questo è anche il motivo per cui rimaniamo bloccati in relazioni e ambienti tossici. Ed è il motivo per cui è così difficile cambiare un sistema sociale, un modello culturale o un modo radicato di fare le cose.

Nel campo della psicologia cognitiva questa tendenza ad aggrapparsi al conosciuto ha un nome: pregiudizio dello status quo bias. Ecco i 3 pilastri su cui si erge:

Avversione alla perdita
Quando si tratta di fare un cambiamento, valutiamo le potenziali perdite e le confrontiamo con i guadagni. Il problema è che non siamo molto razionali nel confronto perché diamo molto più valore alle perdite che ai guadagni, a meno che i guadagni non possano raddoppiarle. Questa avversione alla perdita ci lega a situazioni non ottimali e ci impedisce di sfruttare le nuove opportunità.

Paura dell’incertezza
Lo status quo è qualcosa che ci è familiare. È quella zona di comfort che ci dà un certo senso di sicurezza e a cui non siamo disposti a rinunciare così facilmente. Tuttavia, cambiare lo status quo significa spesso abbracciare l’incertezza e questo ci genera ansia e paura. Ecco perché preferiamo rimanere in quella zona familiare, anche se siamo consapevoli che potremmo fare di meglio o migliorare le circostanze.

Resistenza al cambiamento
L’ esposizione alle situazioni ci fa abituare ad esse, quindi non ci resta che attivare i modelli di risposta predefiniti che hanno già funzionato. Il cambiamento, invece, implica un’alterazione di quel sistema e significa dover cercare risposte alternative di cui non abbiamo verificato l’efficacia. Questo richiede più sforzo. Ecco perché resistiamo.

Dove troviamo l’equilibrio? Nell’attualità!
Sicuramente lo status quo è una scorciatoia cognitiva. Tuttavia rimanere nei limiti del conosciuto può essere conveniente in alcuni casi, ma aggrapparsi ad esso porta a negare l’unica verità inerente alla vita: il cambiamento. Quando neghiamo il cambiamento e rimaniamo ancorati a ciò che ci è familiare, corriamo il rischio di aggrapparci a modelli di comportamento che possono diventare anacronistici e disadattivi. Ecco perché abbiamo bisogno di rivalutare costantemente le nostre decisioni e convinzioni, chiedendoci se sono ancora valide nelle circostanze attuali.
Come disse Harold MacMillan: dobbiamo imparare a usare il passato come un trampolino di lancio e non come un divano.