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MESSINA – Trattenere i croceristi, trasformare lo sbarco in permanenza, fare della città non più una porta d’accesso verso Taormina ma una destinazione autonoma e competitiva. È la linea tracciata da Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord, deputato regionale e sindaco di Taormina, che rilancia una strategia turistica destinata a far discutere.

Per anni il copione è stato lo stesso: le grandi navi attraccano al porto, i passeggeri scendono e in poche ore si dirigono altrove, lasciando in città un impatto economico marginale. Una dinamica che De Luca intende ribaltare. “Se Taormina ormai ha preso la via ed è giusto di un turismo altospendente, è ovvio che bisogna creare un’alternativa”.

Il punto non è bloccare fisicamente i flussi, ma ridefinire le regole del gioco. “Messina deve avere la capacità di mantenere nel suo territorio chi sbarca nel suo territorio”. È una questione di offerta, di identità e di governance. Secondo De Luca, finora è mancata una proposta capace di competere con l’appeal consolidato della Perla dello Ionio.

Diversificare per competere

La parola chiave è diversificazione. Se Taormina consolida la propria vocazione al turismo altospendente, Messina deve costruire un profilo distinto ma complementare. Non un doppione, ma un’alternativa credibile.

“Non tutti i croceristi magari vogliono andare a Taormina e bruciare tre ore di viaggio, perché magari a Messina non c’è stata finora un’offerta all’altezza per poter rappresentare una valida alternativa”. Il ragionamento parte da un dato concreto: il tempo. Chi sbarca per poche ore cerca esperienze immediate, accessibili, ben organizzate.

Anche nel segmento alto, osserva De Luca, esistono esigenze differenziate. “Se c’è il turista anche all’interno dell’ambito del crocerismo altospendente che vuole fare comunque anche una certa tipologia di esperienza di poche ore, perché è quello poi che realmente ha questa visione – sostiene – lo spende anche per il pernottamento e tutt’altro, è tutt’altra fascia, allora magari lo farà, ma fondamentalmente Messina deve avere la capacità di mantenere nel suo territorio chi sbarca nel suo territorio”.

La leva operativa è la creazione di una Dmo, una Destination management organization, pensata come cabina di regia per lo sviluppo locale. “Nella stessa strategia noi stiamo facendo un Dmo – chiosa De Luca – quindi una strategia di sviluppo locale, che parte da Taormina e arriva a Messina. L’abbiamo fatto sulla scorta delle bandiere blu Costa Blu, che ha un senso come pacchetto unico di diversificazione turistica”.

L’idea è quella di un sistema integrato, in cui le due città non si cannibalizzano ma si rafforzano reciprocamente. Un asse territoriale che valorizzi le eccellenze e distribuisca i flussi in modo più equilibrato.

Trattare con i buyers, cambiare le regole

Un passaggio decisivo riguarda la capacità di interlocuzione diretta con i grandi operatori del settore. “Ora questo sarà possibile perché la città può trattare direttamente con chi organizza, i buyers che organizzano queste attività, e quindi mettere sul tavolo anche risorse per poter, almeno in una fase di start-up, convertire completamente quelle che sono le strategie di pernottazione e di permanenza sul territorio”.

Non solo promozione, dunque, ma anche investimenti mirati e incentivi per modificare le abitudini consolidate delle compagnie crocieristiche e degli organizzatori di escursioni. L’obiettivo è trasformare l’attuale modello mordi e fuggi in un sistema capace di generare ricadute economiche stabili.

In questo schema Taormina non arretra, anzi rafforza il proprio posizionamento. “Taormina invece in questo circuito complessivo diventerà sempre più l’eccellenza di quel turismo altospendente che oggi l’ha fatta regina del mondo”.

Sport, spettacolo e cultura come eredità

La visione non si limita al turismo crocieristico. Nel corso della conferenza stampa De Luca ha richiamato il ruolo di sport, spettacolo e cultura come pilastri di un ecosistema strategico. “Messina è città della musica ma sono stati episodi fino a se stessi”. Eventi isolati non bastano: serve continuità, pianificazione, identità.

“L’importanza di un’amministrazione si vede nel tempo, quando riesce a lasciare una eredità”. E quale sarebbe, in questo caso, l’eredità? “Una città brandizzata, oggi che è appetibile, lo dimostrano gli eventi che negli ultimi due anni di rilievo nazionale e internazionale sono stati svolti a Messina”.

Secondo De Luca, la trasformazione è già in atto. “Non è un caso che Messina è diventato il fulcro di iniziative che non erano mai state programmate qui in città. Quindi l’investimento ha avuto un senso, un’identità è emersa e ovviamente tutte le risorse investite in questa direzione sono ritornate sul territorio sotto varie forme”.

A supporto della tesi, cita numeri e analisi di mercato. “Lo dicono le statistiche, lo dice chi fa indagini di mercato, quindi non è più la politica che esprime un’opinione. Sono dei dati oggettivi su quella che è la lungimiranza di un lavoro che si è concretizzato con azioni che oggi sono diventate opportunità per il territorio”.

Il messaggio è chiaro: la competizione turistica non si gioca solo sul fascino storico o paesaggistico, ma sulla capacità di costruire un sistema. Messina, nella visione di De Luca, non deve più essere una semplice tappa di passaggio, ma una destinazione capace di trattenere, coinvolgere e generare valore. Con Taormina non in contrapposizione, ma come vertice di un’offerta differenziata e complementare.

Il leader di Sud chiama Nord rilancia la competizione territoriale: trattenere chi sbarca in città, differenziare l’offerta e consolidare Taormina come capitale dell’altospendente. “Messina deve avere la capacità di mantenere nel suo territorio chi sbarca nel suo territorio”
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